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Alla ricerca del proprio Dharma, yoga oltre le pose

Con febbraio il turbinio della ripartenza si assesta un po’. Il caos di gennaio, delle buone abitudini da riprendere e di quelle cattive da provare ad abbandonare si è dato una calmata. Magari abbiamo ripreso a muoverci e ci stiamo riprovando con quella cavolo di siga elettronica.

E proprio nel recupero della routine che a volte si incontrano le grandi domande: Questa routine, questa vita, mi sta comoda o mi sta stretta? E se mi sta stretta, è arrivato il momento di cambiare pelle o di imparare a starci dentro? É più utile concentrarsi sulla parte mezza piena del bicchiere o lanciarlo contro ad un muro?

La ricerca spirituale e personale di senso (chi sono io? cosa ci faccio qui?) caratterizza l’essere umano dalla notte dei tempi e decine di correnti filosofiche hanno provato ad esplorarla. Nella tradizione buddista e induista il senso e la pace si trovano solo quando si vive in sintonia con il proprio Dharma. Il Dharma è la propria natura intrinseca, il vero sé, la nostra coscienza, la strada che fa per noi. Un’esistenza in cui ci sentiamo utili e appagati, in cui troviamo un senso più grande. Il Dharma può essere inteso come il proprio destino, ma un destino da costruire. 

Tutti gli esseri viventi seguono la loro natura. Ma per gli esseri umani, dotati di introspezione e libero arbitrio, è un po’ più complicato. Nello specifico, gli esseri umani occidentali sono sì dotati di un mazzo di carte più ampio di quello di tanti altri popoli, ma questa moltitudine di strade, scelte e possibilità spesso ci manda in confusione. Meglio accettare e amare la propria strada così com’è e lasciarla in balìa dell’universo o lavorare su quelle parti che potrebbero essere migliorate?

Qui l’approccio orientale è molto legato al destino, al fato, all’accettazione di un disegno più grande, a ad un potere terzo, sovrano e infinto. Quello occidentale alla scelta individuale, al buttarsi, al cambiare, allo sforzarsi, allo spingere. Trovare la quadra, e continuare poi a aggiungere e togliere per mantenere l’equilibrio è un casino. 

Alla ricerca del Dharma

Chi sono io? Cosa ci faccio io qui? Lo yoga non da risposte ma aiuta d affinare la percezione, corporea e mentale, per provare a sentirla la propria risposta. Sto in questa relazione nonostante le difficoltà perché condivido un progetto in cui credo o mi vengono i crampi allo stomaco se penso al mio futuro con questo partner? Questo lavoro è un po’ noioso ma mi permette di vivere una vita piena ed onesta o mi sta consumando piano piano da dentro? Chiudi gli occhi e prova ad ascoltare il tuo respiro.

JACK KEROUAC

I vagabondi del Dharma

Io purtroppo leggo pochi romanzi, e me ne ricordo anche meno, ma questo classicone di Kerouac è imperdibile per gli amanti del viaggio, spirituale prima che fisico. È il seguito di “Sulla strada”, semplice e bellissimo

RAM DASS

Be here now

Il libro illustrato e strano, quasi come fosse un diario di appunti e disegni tenuti durante un viaggio lisergico. Per la sua influenza sul movimento hippie e sui successivi movimenti spirituali, all’epoca, il libro fu descritto come la «Bibbia della controcultura» e «determinante».

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