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Comunicazione e aria fritta nel settore wellness

Oggi parliamo di comunicazione. Nello specifico, di comunicazione promozionale di attività legate al benessere e alla spiritualità sui social media. In soldoni: dei reel e dei post di chi, come me, campa vendendo pratiche che fanno bene al corpo, al cuore e alla mente. Oppure pratiche il cui unico scopo è arricchire chi le elargisce, sotto forma di costosi corsi online di aria fritta.

Sei pront* per un viaggio quantico nella vacuità sptirual digitale?! Stringi forte i tuoi cristalli del cuore (o inalali, se stiamo parlando di quei cristalli del cuore) e vamos!!

Quando il contenuto è aria fritta.

Non so da quando frequentiate il modo del wellness o quanto in profondità. Ma io sono diventata insegnante di yoga mentre vivevo a Bali, la capitale mondiale della fuoranza spirituale (o “materialismo spirituale” – Adam Aronovich o “spiritualità neo-liberale” – Andrea R. Jain). Ho imparato il mestiere da insegnanti americane e australiane e ho insegnato a ricche praticanti russe e brasiliane. Insomma, ho visto cose che il Maestro Morelli -il padre spirituale dell’haha yoga milanese, ortodosso che più ortodosso non si può- non potrebbe neanche immaginare. 

Vi fa orrore il Puppy Yoga? In USA il Goat Yoga era già una roba 6 anni fa, me lo raccontavano le mie yogi in vacanza alle Mentawai. Vi piacciono i cristalli? Era il 2018 quando ho sentito per la prima volta che infilarli in vagina potesse essere una “buona idea” per la salute riproduttiva. Il vostro Instagram si sta popolando di dee dell’abbondanza che portano il cappello e vi sussurrano sensuali che anche voi potreste vivere una vita da sogno, in bikini su una spiaggia del terzo mondo, semplicemente imparando da loro come abbracciare il vostro “vero io”? La prima volta che ho sentito parlare di abbondanza e manifesting e sincroniticità e numeri angelici era dalla bocca di un surf coach californiano di 45 anni, repubblicano, divorziato e con il QI di un tubero che cercava di spiegarmi come quell’albero a forma di Y conficcato nella spiaggia fosse chiaramente un “segno dell’universo” che la sua amata Yasmine sarebbe tornata. 

Sarà che ho fatto una tale scorpacciata di aria fritta, teorie complottiste e hippie che si spostano così tanto a sinistra da fare il giro e ritrovarsi a destra (di questo ne parliamo un’altra volta) che una volta tornata a casa, vederlo accadere anche nell’industria del wellness italiana mi nausea. Anche perché, rispetto agli americani, quando si tratta di vendere aria fritta sembriamo sempre il cugino sfortunato coi pantaloni alla zuava. E lo dico pensando a tutte le mie amœ là fuori che traducono embody your full potential con “entrare nel potenziale della propria vita”. Non che la traduzione spirituale sia una roba semplice: come disse una volta la mia amica e Kundalini queen Chiara de Lucia “in inglese è tutto mistico, in italiano pare il catechismo”.

Vi faccio qualche altro esempio. Quand’è l’ultima volta che scrollando i reel di Instagram vi è capitata una giovane dea o un adone che vi proponeva di affrontare i vostri traumi con *inserire pratica olistica* ? O che vi parlava di:

  • manifestare i vostri sogni
  • costellazioni famigliari & trami intergenerazionali
  • guarire il bambino interiore per guarire sé stesse
  • connessioni con gli angeli e ferite della strega
  • trasmissioni energetiche lunari
  • eliminare i blocchi mentali e i pensieri limitanti
  • diventare la versione migliore di sé stesse
  • sbloccare il proprio potenziale illimitato
  • riprogrammare il proprio subconscio
  • fisica quantistica per accedere alla coscienza universale
  • il mondo del 5D (buono, da non confondersi con il 5G, cattivoh!!1!)

Quando la forma è vacua quanto la sostanza.

Rega, io inizio a sentire l’eco. L’eco del vuoto che rimbomba. La vacuità di significato non appena ci si districa dalle sintassi sinuose, ci si allontana dal bel viso in primo piano, dalla voce ASMR e dagli occhi negli occhi che, mentre teniamo il nostro smartphone a cinque centimetri dal naso sotto le coperte, sembrano proprio parlare a noi.

Un altro genere che mi fa un po’ cascare le braccia è la combo foto professionale da fica atomica + poesia delle elementari sui buoni sentimenti. Sui fiori. Sul potere vibrazionale dell’acqua che sente le emozioni. Amïo, bene col visual ma sul copy non ci siamo. Vero che la caption la leggono in poch*, ma chi si affeziona per le cose che dici e non per la spaccata che fai, di base resta e, incidentalmente, compra.

O i video-vibe, che piacciono tantissimo all’algoritmo, ci si mette due secondi a produrli e, se azzecchi l’onda giusta, può pure essere che vadano virali (con quale utilità poi, è poco chiaro). Sono video da meno 10 secondi di un luogo evocativo, con un’atmosfera emozionante e un voice over con una cit a caso tratta dalla smemo e una CTA (call to action) che inviti a leggere la caption per scoprire di più. Voto: 6- tante views, poco engagement.

Ma tutto sto maracanà, converte? La gente compra?

I social media sono piattaforme piuttosto binarie. Si vende o per qualità dell’offerta o per quantità (a quante persone riesci a mostrare la tua offerta). 

La qualità: come una formichina operosa stai facendo un buon lavoro a livello di content marketing, posti con regolarità e con un tono personale e unico (your own voice™️), la tua offerta è chiara e si distingue da quella delle altre, pian pianino costruisci una community che ti apprezza per ciò che offri e per come lo offri, quindi, eventualmente, compra

La quantità: tiri un sacco di soldi a Mark Zuckerberg, investendoli nelle sponsorizzate di Instagram. Il tuo reel mediocre viene visto da qualche decina di migliaia di utenti semi-targettizzati e tiri sù qualche vendita con la pesca a strascico.

🤓 Industry Insight: i tassi di conversione su Instagram sono al 1/2%, ovvero: per 10’000 persone che vedono un reel (dove per “vedere” si intende restarci sopra almeno 3’) in 1000 magari andranno sul profilo, in 100 sul sito e 1 acquista. 

Entrambe le strategie funzionano, alcuni plus per entrambe sono: 

  • La sovrapproduzione di contenuti (l’algoritmo ha sempre fame!)
  • L’esistenza di una strategia marketing NON digitale. Hai una presenza sul territorio? Insegni anche nella tua città / comunità? Partecipi ad eventi o festival di altri? Come stai messa a PR? E a mandare mail a scuole, università, aziende per collaborazioni? 

Il successo o il fallimento di un brand di wellness dipende dall’intersecarsi di più fattori. Magari a livello di contenuti sei la copia al ragù di tua cugina Californiana, ma sei bella come il sole e hai fatto un po’ la tv. Oppure la tua offerta è uguale a quelle di tante altre, ma sei stata brava a danzare con l’algoritmo per anni, i brand si sono fatti ingolosire dai tuoi numeri e hanno iniziato a darti dei soldi per sponsorizzare i loro prodotti. A quel punto ti ha notata un circuito di festival olistici, ti ha invitata e da lì arrivano le aziende. Magari non sarai la prossima grande innovatrice del settore, ma sai muoverti bene. Oppure da brava millennial hai fatto almeno un’anno di psicoterapia, hai tirato parecchi soldi alla mental coach, alla business coach e alla relationship coach e sei andata per qualche tempo in #terzomondo per meditare in bikini in riva al mare (filmandoti). E mentre contemplavi l’enormità dell’oceano e del dolce far niente mentre il tuo conto in banca scendeva in picchiata, le tue guide™️ ti hanno infuso di light language e ti hanno mostrato il tuo dharma: guarire gli altri come hai guarito te stessa, ovvero: manifestando i tuoi sogni, indagando le tue costellazioni famigliari & trami intergenerazionali, guarendo la tua bambina interiore, connettendoti con gli angeli, etc etc, vedi sopra. Quello che le tue future coachees non sanno, è che la tua mitomania contagiosa deriva anche e soprattutto dal fondo d’investimento di tuo padre o dalla tua capacità di ignorare il fallimento (ref. Rule No 4) perché il tuo ego è troppo grosso.

In conclusione: è un lavoraccio. Sia che si venda aria fritta sia che si vendano solide realtà (semi cit).

Il che potrebbe lasciarvi con due domande:

  • Da dove arriva tutta sta passione per guarirci e diventare la versione migliore di noi stesse? A tal punto da cascare nelle reti di suadenti ariafrittari e sexy venditrici di fumo? Spoiler: dall’ossessione per la turbo-autenticità e dal fatto che nel settore wellness abbiamo un problema con il narcisismo.

È il “libertarismo terapeutico”: la convinzione che l’auto-miglioramento sia l’obiettivo finale della vita e che nessun vincolo formale o informale – imposto da stati, sistemi religiosi o altre persone – dovrebbe ostacolarci nella nostra crescita personale.”

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