fbpx

Nel settore wellness abbiamo un problema con il narcisismo

Ciao, com’è oggi?

Io ho iniziato il lunedì infrangendo il mio thermos. Il che, oltre a significare “no theina per tutta la mattina”, promette anche anni di sfighe perchè -fun fact- il vetro dei thermos è specchiato. + 2 anni di malus karmico perché ora è un casino di plastica e vetro che sicuramente smaltirò male. 

La mia pausa verrà poi dedicata ad andare a litigare con con gommista che mi ha messo una gomma errata fancendomi di conseguenza litigare con Fida. Cosa potrà mai andare storto?! Sarà una giornata meravigliosa!

Ma veniamo a noi.

Lo scorso weekend ero a Yoga Festival, ma a parte aver piacevolmente incontrato qualcun* di voi, essermi strafogata di assaggini gratis alla curcuma, aver praticato con chi già conoscevo… Di ciccia ho trovato pochino. 

A un certo punto mi son seduta ad ascoltare un medico ayurvedico indiano, che ha aperto il suo discorso con “lo yoga è uno strumento per diventare la versione migliore di noi stessi” che, per carità, può essere una delle interpretazioni, ma personalmente mi ha mandato delle gran vibes crypto-bro motivazionali.

Bali. Uno dei luoghi del pianeta dove la spiritualità incontra il capitalismo.

Abbiamo un problema con il narcisismo

Partendo dal presupposto che lo yoga è una pratica e una filosofia spirituale, focalizzarci completamente sull’individuo secondo me è riduttivo. 

Nel settore wellness (yoga, medicine alternative, cerimonie dell’ayahasca e tutte quelle pratiche matte che potreste trovare a Bali, a Sedona, al Burning Man ma anche nei seminterrati di Milano) si dice spesso “guarisci te stesso per guarire il mondo“, frase che Adam Aronovich, PhD in Medical Anthropology ed esperto di rituali dell’amazzonia Peruviana, ritiene “ego-riferita, illusoria e dai tratti narcisistici”.

La sua visione critica, scettica e incredibilemnte lucida del settore wellness è per me illuminante, quindi voglio condividere con voi un po’ delle sue idee, tratte da questo podcast che ascoltavo ieri.

Guarire il mondo per guarire noi stess*

Secondo Aronovich, la Healing Culture (quella che io chiamo “il settore del wellness”) è purtroppo estremamente ego-riferita. A sentire la maggior parte degli sciamani moderni (aka ex-executive della Silicon Valley che hanno scoperto l’ayahuasca) i nostri problemi tendono ad essere causati esclusivamente da traumi infantili.

A ben vedere, anche nella medicina e nella psicologia tradizionale si procede per prognosi individuali. Il che, secondo Aronovich, ci rende consumatori passivi di cure esclusivamente individualistiche: il problema si trova evidentemente da qualche parte nella nostra testa, o nei nostri dis-equilibri biologici e chimici. Ragionando solo in questo modo però, si rischia di perdere di vista problemi più sistemici. 

Tendiamo infatti a ignorare il legame tra salute individuale e salute della comunità, della società, della cultura e nell’ambiente in cui siamo immersi. Questi fattori raramente fanno parte del discorsi sulla salute (tradizionale o alternativa).

Guarire come aggiustare, riunire i frammenti di noi stessi in un tutto coerente e funzionante. Ovviamente la nostra esperienza può frammentarsi a causa di traumi personali o esperienze di vita negative, ma anche a causa di una società essa stessa frammentata, dove siamo sempre più isolati e alienati.

L’essere umano è una creatura intrinsecamente sociale, ma essere costantemente online non fa che aumentarne la frammentazione. Se la cultura è sbilanciata in questo senso, è difficile per gli individui sentirsi bene. Se l’ambiente in cui viviamo muore, sarà impossibile prosperare. La salute individuale è collegata alla salute comunitaria, sociale, culturale e ambientale, ma le politiche neoliberali sono molto efficaci nel mascherare questi problemi.

Viviamo nel tardo capitalismo, dove ogni momento della nostra esistenza è riempito di pubblicità. Messaggi più o meno subliminali ci suggeriscono che “ovviamente non sei felice: non hai ancora questo prodotto!”. 👉 È il meccanismo base del consumismo. 

Il nostro evento corale: Yoga& Gong contro la violenza sulle donne.

Come trovare l’armonia e la guarigione?

Non solo curando noi stessi, ma prendendoci cura della nostra comunità. Rafforzando le nostre relazioni, essendo più attivi nella vita politica, più coscienti del valore che ha il nostro voto e che hanno le nostre azioni (aka Karma Yoga). Nel lottare per il cambiamento delle strutture e delle dinamiche di potere che creano diseguaglianze, sempre più marcate, nella società. E non parliamo qui delle strutture di potere che “si sono inventate la pandemia” o che cercano di controllarci con il 5G. 

Il settore wellness purtroppo spesso fa il contrario, spingendo gli individui a concentrarsi eccessivamente su se stessi. “L’unica cosa che puoi cambiare è te stesso” azzera l’attivismo sociale, annulla la necessità di fare qualcosa di buono per la comunità. Ma il mondo non è un’illusione che creiamo col nostro terzo occhio o che manifestiamo pensandolo forte, è la nostra casa.

E quindi quale dovrebbe essere l’obiettivo dello yoga e delle altre pratiche di “guarigione”?

L’obiettivo è quello di trovare un equilibrio che ci faccia percepire un po’ di pace nel caos. È l’accettare il dolore inevitabile senza sentirne la sofferenza, è l’essere tristi non rinunciando ai momenti belli della vita. È riuscire a godere delle nostre relazioni, essere presenti per le cose che rendono la vita degna di essere vissuta, riconoscere le cose che danno  senso alla vita che vogliamo vivere.

E poi c’è il Karma Yoga è una delle strade per trovare la beatitudine. È l’azione disinteressata verso la comunità e “un bene più grande”. Come dico sempre sotto al 25 novembre: Insieme siamo più forti.

Ti è piaciuto l’articolo?

.